30. dic, 2016

Il vecchio e il bambino (Buon Anno, bambini!)

Durante una fredda mattina di dicembre si incontrarono sotto il Grande Larice Dorato il vecchio e il bambino. Quel che accadde tra loro sembrava uno dei tanti giochi che fa il destino, ma in realtà entrambi sapevano in cuor loro quanto tutto ciò non fosse un semplice gioco.

Il vecchio, indossava un cappello di pelo per tenere coperto il suo capo ormai con pochi capelli e sulle spalle aveva una calda mantella che lo avvolgeva fino ai piedi. Calzava due paia di stivali neri e alti fino alle ginocchia per permettergli di camminare con sicurezza anche sulla neve più alta.

Il bambino, invece, sembrava noncurante delle fredde temperature di quella giornata, e zampettava a piedi nudi sulla bianca coltre come fosse un giovane cerbiatto che stava muovendo i suoi primi passi. Le sue guance erano rosse, e il suo sorriso luminoso. Le sue manine erano vogliose di toccare ogni cosa: la neve, le piccole pigne cadute ai piedi del Larice, il tronco e a ogni tocco la valle si riempiva della sua risata cristallina. Indossava abiti freschi, profumati e leggeri e sembrava proprio che il freddo non lo turbasse affatto.

Il vecchio si sedette ai piedi del larice e appoggiò la sua schiena un po’ curva al tronco dell’albero inspirando con un profondo e lento respiro l’odore di resina che la spessa corteccia emanava. Il suo sguardo era sereno e divertito dalla vivacità e gaiezza del bambino.

Ad un tratto il bambino si accorse del vecchio seduto lì vicino a lui.

“Ciao” gli disse

“Ciao piccolo” gli rispose il vecchio

“E’ da molto che sei qui?”  domandò il bambino

“Da un po’”

“Tu lo sai come si chiama questa cosa bianca e fredda?”

“E’ la neve”

“E questo cosa marrone e gialla che cos’è?”

“Il tronco e la chioma del Larice Dorato”

“E sopra di noi tutto questo azzurro che cos’è?”

“Il cielo”

“Come fai a sapere tutte queste cose?” domandò ancora una volta il bambino.

“Ho vissuto un po’ più di tempo rispetto a te. Tu sei appena arrivato su questo mondo e sei curioso con tanta voglia di scoprire, di capire, di imparare. Quando giungerai ad avere il mio tempo anche tu ti divertirai semplicemente guardando chi è più giovane di te.”

“ E come farò a capire che chi avrò davanti è più giovane di me?”

“Piccolo mio, è molto semplice! Chi è giovane fa tante domande e vuole avere subito le risposte e tu le avrai, perché avrai vissuto il tuo tempo, avrai compreso e imparato e la gioia più grande sarà poter lasciare parte di te a lui.”

“ Dimmi, ma cosa accadrà durante il mio tempo?” domandò il bambino al vecchio.

“ Accadranno albe dorate e tramonti arancioni; canteranno gli uccelli e salteranno gli stambecchi; voleranno le aquile e strisceranno i serpenti; nuoteranno i pesci e cresceranno gli alberi; sbocceranno fiori e nasceranno bambini; gorgoglieranno i torrenti e soffieranno i venti”

“Che bello” disse il bambino incantato

“Ma accadrà anche che gli uragani abbatteranno le palme;  i fiumi travolgeranno  le valli; i terremoti spaccheranno la terra; e il sole brucerà le piantagioni” aggiunse  il vecchio.

“No, non voglio che sia così il mio tempo, è brutto e mi fa male, proprio qui” disse il bambino indicando il suo piccolo cuore.

“Non  devi aver paura di ciò che di meno bello potrà accadere, o del dolore che potrà causare. Sappi che proprio in quei momenti così tristi gli uomini, le donne, i bambini, i giovani imparano a stare gli uni vicino agli altri, sostenendosi, confortandosi, amandosi ogni giorno un po’ di più e avendo cura del loro mondo” disse il vecchio accarezzando il capo del bambino.

Poi si sfilò dal collo un sacchettino di pelle e lo fece indossare al bambino che meravigliato gli domandò cosa contenesse.

“Qui dentro sono contenute tutte le lacrime e tutti i sorrisi che ho raccolto durante il mio tempo. Sappi che per ogni lacrima c’è e ci sarà sempre un sorriso. Ora và è arrivato il tuo tempo, và e non temere , tutto sarà giusto, perché tutto porterà un insegnamento.  Ciao piccolo mio, buon inizio!”

Furono queste le parole con cui il vecchio anno salutò il nuovo anno.