5. giu, 2017

La maternità come evoluzione

Portare in grembo la propria creatura, è stato da tempo de-naturalizzato, reso come momento in cui la donna debba essere, pensare e agire come prima del concepimento, deve continuare ad essere efficiente sul lavoro e essere pronta a rientrarvi il prima possibile.

Molte donne si vantano del fatto che la gravidanza non le ha limitate in niente, hanno continuato a fare sempre la stessa vita e dopo solo 15 giorni dal parto eccole di nuovo sul "campo" non rendendosi conto di quanto la cultura patriarcale in cui siamo immerse ci abbia tolto il "potere iniziatico" della nascita.

La gravidanza, come il parto sono momenti che vanno vissuti in piena consapevolezza lasciando che la parte più selvaggia e istintiva presente in ogni donna abbia la forza di esprimersi, di dare voce a quell'infinito mondo emozionale che si scatena durante i 9 mesi di gestazione e che poi si sprigiona in tutta la sua carica proprio durante il parto. 

Il corpo parla, il corpo ha una memoria, non solo del nostro vissuto di donne, ma anche di figlie che hanno racchiuso in sè la parte ombra della propria madre, e successivamente quella di se stesse, che non è stata elaborata e che ha bisogno invece di essere messa alla luce, di essere vista, riconosciuta ed espressa. 

Il parto è un momento di rottura, il corpo si apre per consentire al bambino di nascere, e ciò che un attimo prima era Uno ora è Due. Non si tratta solo di una rottura fisica, ma anche emozionale, in cui la donna dovrebbe affidarsi esclusivamente alla propria intelligenza intuitiva, lasciarsi guidare dal corpo, poter esprimere le proprie paure e ansie, poter dar voce ai propri bisogni e necessità, senza sentirsi in colpa o incapace se il parto si dilunga più del previsto. 

Allora c'è bisogno di tempo, di attenzioni, di cure, di ascolto, di coccole, per poter elaborare questa  rottura spirituale (così la definisce Laura Gutman e che io condivido) tra la madre e suo figlio al momento del parto. C'è bisogno di non sentirsi sole, abbandonate o umiliate.

Ma soprattutto c'è bisogno che la donna si riappropri di questi momenti, la gravidanza e il parto, c'è bisogno che torni all'ascolto intuitivo del proprio corpo perchè, come dice la Gutman

"il mondo sarebbe un altro se potessimo accompagnare ogni partoriente nel suo processo personale senza altra scienza che quella del cuore"